Benvenuti!

Cari genitori, cari insegnanti, benvenuti su MammaNonRompere.it, il sito web italiano di supporto al libro di Mark Prensky “Mamma non rompere, sto imparando!” e più in generale (è un augurio) ad un nuovo approccio alla relazione tra voi e una delle maggiori passioni dei vostri ragazzi, i videogiochi. Considerate questa una splendida occasione di entrare nel mondo privato dei giovani dalla porta principale, e non da quella di servizio. E’ la possibilità di dimostrare loro che potete condividere, e dunque capire, i loro problemi, i loro gusti, le loro frustrazioni, i loro sogni. Non è un obiettivo né immediato, né semplice. L’età, l’appartenenza ad “un’altra generazione” meno digitale, il gusto per “altri divertimenti più tradizionali” rendono il vostro avvicinamento ai videogiochi un percorso ostico, irto di incomprensioni, a volte noioso. Inizialmente non sarà facile superare la negazione dei vostri figli all’apertura. Non preoccupatevi, è dovuto solo ad incredulità, perché non era mai successo prima: “Ma davvero ti interessa quello che sto facendo?”.

Lasciate che vi racconti una piccola storia personale. Molti anni fa, durante i miei primi anni di scuola superiore, era scoppiata da poco la mania della musica new age. Ognuno, a sedici anni si sceglie i suoi tratti distintivi, per me stesso avevo scelto di diventare “appassionato di musica new age”.

La maggior parte delle persone ignorava questa mia scelta. Ma non il mio professore di italiano. Avrebbe potuto farsi i fati suoi, leggere Dante e Petrarca, tirando dritto. Non lui. Una volta, drante la pausa di ricreazione, vedendomi tutto assorto con le mie cuffie e il mio walkman (niente MP3 allora), chiese spiegazioni e, dunque, uno di quei dischi da ascoltare con calma. Stupore! Tornò da me a distanza di qualche giorno, dicendomi che aveva trovato quella musica strumentale elettronica piuttosto interessante e che condivideva la mia scelta. Concluse il tutto dicendo agli altri compagni che avrebbero potuto provare anche loro un po’ di musica new age. Sono passati quasi vent’anni da allora ma non l’ho mai dimenticato. Il professore ora non c’è più, ma il suo insegnamento, la sua, come la definisce Prensky nel libro, empatia, è stata benzina al motore delle mie scelte.

Oggi avete le classi piene di ragazzi che giocano con un cellulare, con un Game Boy o una Playstation portatile. O, ancora di più, avete un figlio o una figlia barricati in camera loro a giocare a World of Wacraft fino a tarda notte. Non pensate al videogioco come una malattia, ma come un’opportunità. L’opportunità di condividere qualcosa con loro. Sfruttatela fino in fondo per avvicinarvi a loro. Magari potrebbe perfino piacervi e potreste scoprire che non fa male come dicono in televisione, ma che può far bene (ci sono le prove) e che può essere un valido alleato per crescere i vostri ragazzi. Non posso dunque che concludere consigliandovi di leggere, il libro di Mark Prensky, esortandovi di fare un piccolo sforzo di seguire i suoi consigli. Male non farà, tanto in ogni caso i vostri figli continueranno a giocare con i videogiochi, magari stavolta insieme a voi.

Andrea Pucci, Editore Multiplayer.it Edizioni